Capodarte ’26: un evento culturale, un laboratorio collettivo

Quando l’arte diventa formazione civica e uno scopo condiviso prende forma
Capodarte ’26 non è stato soltanto un grande evento culturale diffuso, ma un vero e proprio laboratorio di apprendimento collettivo, capace di tenere insieme arte, cittadinanza attiva e sviluppo umano.
Un’esperienza che ha mostrato come i valori fondanti della Costituzione possano essere tradotti in processi formativi vivi e partecipati.
In questo contesto, Kairòs Solutions, in partnership con Accademia dei Romani, ha progettato e realizzato un evento nel Municipio XII di Roma, proponendo un modello che da anni caratterizza il nostro lavoro: la formazione come esperienza trasformativa, costruita attorno allo scopo, ai valori e alle parole chiave che orientano oggi le organizzazioni più evolute.
Dalla vision aziendale allo spazio urbano
Le più recenti teorie organizzative ci ricordano che non basta più solo “fare bene”: organizzazioni e aziende sono chiamate a generare senso, a esplicitare il proprio perché, a rendere visibili i valori che dichiarano.
Capodarte ’26 ha rappresentato, in questo senso, un terreno straordinario di sperimentazione.
Attorno a tre valori chiave – libertà, diritti, pace – sono state progettate e realizzate opere d’arte collaborative, in cui cittadini, artisti, professionisti e famiglie hanno potuto agire i valori, non semplicemente osservarli.
Ogni murales è diventato così:
- un dispositivo formativo
- uno spazio di confronto
- un atto simbolico condiviso
Il tutto guidato dalla direzione artistica di Gerardo Lo Russo, ex Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Roma e attuale direttore dell’Accademia Villa dei Romani, a garanzia di qualità estetica, rigore culturale e profondità di linguaggio.
Arte, parola, corpo: una pedagogia integrata
Il modello portato da Kairòs Solutions ha intrecciato linguaggi diversi, secondo una logica ormai centrale nei processi di apprendimento adulto.
Un attore, Angelo Gullotti, ha accompagnato i partecipanti a far proprie le parole della Costituzione, trasformandole in esperienza emotiva e interpretazione personale.
Attraverso momenti di public speaking ispirazionale, i partecipanti sono stati guidati a costruire brevi speech, a dare voce ai propri pensieri, a riconoscersi come parte attiva della res publica.
Un regista, Enzo Cicchino, fondatore di Erodoto Tv, ma anche autore e regista di “Correva l’anno” e “La grande storia”, ha poi guidato le riprese, trasformando l’esperienza in clip creative e memorabili, capaci di fissare nel tempo ciò che spesso, nella formazione tradizionale, svanisce: l’emozione, il gesto, la relazione.

Libertà di espressione e di partecipazione
Tra i contributi artistici, quello di Janine Claudia Nizza, ha proposto due murales dedicati alla libertà di stampa e di espressione, così come sancita dall’articolo 21 della Costituzione:
“Tutti hanno il diritto di manifestare il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”
Il primo murales è stato un tributo al Rinascimento, e in particolare a Sandro Botticelli, di cui l’artista è profonda interprete. Un richiamo agli studia humanitatis e a quell’idea di cittadino come essere politico, chiamato a occuparsi della res publica, non come spettatore ma come protagonista.
Il secondo murales, in forma di divertissement, ha coinvolto i bambini e le famiglie: celebri citazioni di filosofi e intellettuali emergevano dai tubetti di colore, restituendo la pluralità dei punti di vista che fondano la democrazia.
Tra queste, le parole di Piero Gobetti:
“La libertà non si eredita. Si conquista ogni giorno. E ogni giorno può essere perduta”
Un’opera viva, attraversata da mani diverse, in cui una bambina di appena due anni ha lasciato la sua firma in un angolo del murales: un gesto minimo, ma potentissimo, che racconta meglio di qualsiasi discorso cosa significhi trasmettere i valori.
Un’opera che si integra perfettamente con il lavoro di Cristiano Quagliozzi, che ha coinvolto le persone con grande energia ad esprimere un proprio segno, una X, per un voto alla partecipazione attiva e creativa, facendo sentire tutti parte di un’opera collaborativa e del senso complessivo della giornata.

Il conflitto come spazio costruttivo
Accanto ai murales, una performance pubblica e partecipativa, guidata da Manuel Grillo, ha affrontato uno dei temi più complessi e spesso rimossi: il conflitto.
In un tempo in cui parlare di pace rischia di diventare slogan, la scelta è stata quella di non eliminare il conflitto, ma trasporlo.
Portarlo su un piano simbolico, regolato, giocabile:
- Una grande tela bianca stesa a terra
- Due robot che disegnano
- Due artisti a guidarli in un duello creativo
- Una regola sola, essenziale: non rompere nulla
Oggetti fragili stampati in 3D costringevano a rallentare, a deviare, a dosare il gesto.
Il conflitto restava, la competizione restava, ma la vittoria non era più forza o velocità: diventava qualità del movimento, attenzione, responsabilità.
Come nella vita organizzativa e sociale, “vincere senza distruggere il mondo” si rivelava l’impresa più difficile e più necessaria. Un modello replicabile, per imprese e per territori.
Inserire queste esperienze all’interno di Capodarte ’26 e del progetto I colori della Costituzione ha avuto un significato preciso per noi di Kairòs Solutions: mostrare che arte, formazione e sviluppo organizzativo possono dialogare in modo profondo e concreto.
Non “illustrare” valori, ma farli vivere nelle organizzazioni
È questo il cuore del nostro lavoro: progettare contesti in cui le persone possano abitare i valori, riconoscerli come propri, trasformarli in competenze relazionali, civiche, professionali.
Capodarte ’26 ha dimostrato che questo è possibile.
E che, forse, è proprio da qui che passa il futuro della formazione: dallo spazio condiviso, dall’arte, dalla responsabilità collettiva di stare insieme nel mondo.



