E se facessimo un TG? Come il lavoro di gruppo arricchisce i lavoratori individuali

5 novembre 2018

Cosa unisce dei professionisti apparentemente distanti tra loro come dei private banker, dei medical manager o dei consulenti informatici?

L’affinità principale si ritrova nell’abitudine al lavoro individuale; questa, da una parte, sviluppa qualità come negoziazione, comunicazione, organizzazione del tempo, determinazione, capacità di raggiungere risultati; dall’altra, però, potrebbe ridurre la propensione al supporto reciproco, lo spirito di squadra e di appartenenza, ma soprattutto lo scambio di idee e di informazioni per migliorare e sviluppare le attività.

 

Lo strumento formativo che negli ultimi mesi abbiamo utilizzato spesso in queste situazioni, per creare una vera e propria esperienza di gruppo tra persone orientate al lavoro individuale, è la metafora della redazione giornalistica.

Guidati da giornalisti, cameraman e montatori abituati a gestire da anni i processi di produzione delle notizie dei canali all-news, i partecipanti sperimentano cosa vuol dire lavorare in una redazione, confrontarsi con gli altri, coprire i “buchi”, risolvere problematiche tecniche, gestire le notizie dell’ultimo minuto e tante altre sfide costruite per ogni scenario.

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Il prodotto finale, un TG dell’azienda, è il risultato di un esercizio che aiuta le persone a mettersi nei panni dei colleghi, a condividere le sfide e a sviluppare un nuovo approccio al lavoro basato sulla condivisone e sullo scambio di idee ed esperienze: proprio quello che sogna un responsabile commerciale o un coordinatore, ma che è così difficile da ottenere nella “vita reale”.

 

Per raggiungere un risultato del genere, infatti, non basta vivere una metafora, ma è importante utilizzarla come attivazione iniziale, come prima attività di un percorso formativo, per poi aiutare le persone a riflettere sul modo in cui interpretano il proprio lavoro, sulle criticità che difficilmente possono risolvere individualmente così come sui cambiamenti e le evoluzioni utili.

Nelle tappe seguenti del percorso formativo, infatti, i partecipanti disegnano mappe sul proprio lavoro, individuano attività, ruoli, partner, criticità e poi le condividono, scoprendo le best practices reciproche ma anche di vivere le stesse difficoltà e le stesse frustrazioni: molte delle cose che vorrebbero raggiungere sono infatti il risultato di un lavoro di equipe, difficilmente raggiungibile individualmente; facciamo alcuni esempi:

• Avere accesso più rapido alle informazioni e alle novità

• Organizzare iniziative “speciali” per raggiungere nuovi clienti o riprendere il filo con i “vecchi”

• Evolvere il modo di tenere le riunioni interne

• Scambiare strumenti e idee per partecipare a convegni

• Disporre di nuovi strumenti tecnologici per semplificare i processi.

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La formazione non può rappresentare una “bacchetta magica” per cambiare le attitudini e le caratteristiche delle persone, ma può essere un buon allenamento per mettere in discussione abitudini consolidate e aiutare le persone a trovare vantaggi e benefici dal lavoro comune, un vero e proprio lavoro di redazione!